Maledetto comma 29

di SKA su ControInformazione il 5 ottobre 2011, 17:50

La vicenda relativa allo sciopero di Wikipedia Italia è di una noia mortale, così come la spiegazione di ciò che è vero e di ciò che è meno vero. Cercherò di essere il più conciso possibile.
La protesta di it.wiki parte da una presa di posizione che già di per sé esulerebbe dal carattere di universalità che si autoimpone Wikipedia, prendendo come vessillo per la propria protesta il comma 29 del cosiddetto DDL sulle intercettazioni, ma soprattutto non entrando nel merito della questione. Anzi, nella discussione si parla più che altro del metodo (“massimizzare la visiblità della protesta”, “impatto mediatico”, “un segnale forte” e via dicendo).

Partiamo subito dal fatto che quella norma specifica è già stata ridimensionata

L’obbligo di rettifica entro 48 ore rimane quindi solo per i siti di informazione registrati ai sensi della legge sulla stampa. Niente obbligo per i blog.

Più che ai blog bisognerebbe riferirci a siti generici, o comunque a tutti quei siti informatici non registrati come testate giornalistiche. Quindi anche a it.wiki, tanto per chiarire.

Ma questa situazione ci sarebbe stata anche prima. Quel comma 29 andava a modificare l’art.8 della legge n.47 del 1948 che è, per l’appunto, una legge sulla stampa. Ciò che quel comma andava – e va – ad aggiungere erano e sono le testate e periodici online, riunendole a quelle cartacee. Si può discutere del fatto che la dicitura “siti informatici” poteva risultare un po’ fumosa e passibile di interpretazioni controverse, va bene, ma dato che la legge 47 va letta nella sua interezza (partendo dall’inizio quindi) le possibilità che un qualsiasi blog/sito/wiki potessero venire accomunati all’interno di una legge che definisce i termini della “stampa” erano molto scarse.

End of story. Possiamo parlare d’altro direi.
Ad esempio il fatto che il bavaglio verso i giornalisti, quelli veri, esisterà per davvero.

p.s. per coloro che ancora leggono qua sopra, se ne può discutere meglio nei commenti, capisco di essere stato un po’ disordinato nell’esposizione

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Putrefiction – realizzato senza una lira

di SKA su Satira il 26 settembre 2011, 11:15

Mi scrivono in mail i ragazzi di Putrefiction “un blog di satira, commedia e umorismo a tutto tondo” realizzato da otto ex-studenti di cinema appena diplomati.
Dicono che sarebbero – addirittura – onorati di venir segnalati qua sopra, chi siamo noi per negarlo? I ragazzi son bravi e la loro serie “Squadristi” promette bene. Qui sotto la prima puntata.

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Utente sconsigliato A–

di SKA su Notizie Commentate il 21 settembre 2011, 11:44

La cosa più interessante in relazione al declassamento dell’Italia da parte di Standard&Poor è che se Berlusconi vuole evitare ulteriori perdite azionarie per le proprie aziende – mediaset ha il peggiore ribasso di oggi nell’indice Ftse Mib, -1,61 – deve sperare che Berlusconi se ne vada.

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The Miracle of The Holy Bile

di SKA su Satira il 11 agosto 2011, 11:20

The Holy Bile

C’era una volta un PDF satirico chiamato Scaricabile che dopo la sua dipartita al numero 33, come gli anni di Cristo, si è trasformato in un sito di satira online: Bile. non è satira, è peggio. Al progetto Scaricabile/Bile nei suoi vari processi e passaggi ho dedicato molte risorse mentali, temporali e financo economiche (sic et simpliciter) tant’è che credo di aver accumulato un credito in bevutepagate tale da farmi accettare anche nel circolino degli amici veneti.

I più cattivi della satira italiana online sbarcano ora anche offline grazie all’immacolata concezione del libro – cartaceo!The Holy Bile – Scritti e fumetti per masochisti dissidenti (qui l’annuncio dell’uscita ufficiale) scritto e soprattutto disegnato dalle persone meglio che ci sono sulla piazza. Vien da sé che il libro non è gratuito, ma costa come una bevuta + un pacchetto di sigarette quindi non avete scuse. Fino a prova contraria il Bile non provoca il cancro, anche se ci sono studi commissionati dalla Sipra e da Publitalia ’80 che dimostrano il contrario.

Per i pochissimi aficionados rimasti di questo sito vi dico che no, non è una marketta rivolta all’autopromozione, perché nel libro non c’è niente di mio. Anche se leggendomelo tutto in una sera ho potuto notare dei richiami ad idee esposte e scritte in passato con l’allegra brigata satirica.

Nota di merito a Maurizio Boscarol che secondo me è sempre il migliore, anche se quando gliel’ho detto a voce mi ha accusato di piangeria come Saccà. Poi vabbè, bravi tutti, applausi, squisitezze e via dicendo.

P.s. L’assenza di Volpe è imperdonabile. Spero vi scagli addosso una renna.

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Il Logo che mangia tutto

di SKA su ControInformazione il 2 agosto 2011, 14:33

Segnalazione tardiva per coloro che non hanno potuto leggere Internazionale cartaceo o non sono passati dal sito. In dieci anni la cultura del marketing e del branding si è evoluta, affinata ed ha continuato ad ingurgitare tutto. Compresi gli Stati Uniti, intesi come governo.

No logo dieci anni dopo

La cultura delle multinazionali non governa solo i centri commerciali. Detta legge a Washington e alla Casa Bianca. E ha creato un presidente-marchio che produce gadget e false speranze. Il cambiamento deve venire dal basso.

Nel maggio del 2009 la vodka Absolut ha lanciato una nuova serie limitata: no label, senza etichetta. Kristina Hagbard, la responsabile delle pubbliche relazioni dell’azienda, ha spiegato: “Per la prima volta abbiamo il coraggio di affrontare il mondo completamente nudi. Presentiamo una bottiglia senza etichetta e senza logo per veicolare l’idea che l’aspetto esteriore non conta, l’importante è il contenuto”.
Qualche mese dopo anche la catena di caffetterie Starbucks ha inaugurato il suo primo negozio senza marchio a Seattle, chiamandolo 15th Avenue E Coffee and Tea.

Questo “Starbucks nascosto”, come lo chiamavano tutti, era arredato in uno stile “originale e unico”. I clienti erano invitati a portare la loro musica preferita da trasmettere nel locale e a far conoscere le cause sociali a cui tenevano di più: tutto per contribuire a creare quella che l’azienda ha definito “una personalità collettiva”. I clienti dovevano sforzarsi per riuscire a trovare la scritta in piccolo sui menù: “Un’idea di Starbucks”. Tim Pfeiffer, uno dei vicepresidenti dell’azienda, ha spiegato che, a differenza dello Starbucks che occupava prima gli stessi locali, quello era “proprio un piccolo caffè di quartiere”. Dopo che per vent’anni aveva cercato di mettere il suo logo su sedicimila punti vendita in tutto il mondo, Starbucks stava cercando di sfuggire al suo marchio.

Continua su Internazionale

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Perdite incolmabili

di SKA su Notizie Commentate il 2 agosto 2011, 12:37

In questa sonnacchiosa estate non ho avuto neanche il tempo per dire che la morte di Giuseppe D’Avanzo è e sarà una perdita incolmabile per il giornalismo italiano. Non c’è altro da dire.

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La legalizzazione dei giochi online di poker e casino

di Camerata Stizza su Shit Propaganda il 28 luglio 2011, 10:02

Questo post fa parte di una particolare serie legata al gioco d’azzardo

Il 18 luglio sono stati legalizzati in Italia i giochi di casino online, ed il poker cash game. Nel primo caso sono quindi nati i primi casino online aams, casino sicuri, provvisti di regolare licenza per operare nel mercato del gambling del nostro Paese, mentre nel secondo si tratta della modalità di poker diversa dal torneo, nella quale si siede al tavolo non con un buy-in fisso e dei premi in palio in base al piazzamento ottenuto, ma si acquistano le chips per puntare soldi veri, e si vince di volta in volta l’ammontare del piatto, con la possibilità di lasciare il gioco in qualsiasi momento, e questo vale al blackjack come alle future, ancora non disponibili, slot machine online aams.
In Italia però c’erano già moltissimi giochi a premi, come gratta e vinci, lotterie, scommesse sportive, giochi di abilità, slot machine e video poker dal vivo, ed a conti fatti le spese degli Italiani nel mercato del gambling sono alle stelle, e non tutti sono in grado di controllare il proprio impulso ed a giocare in modo responsabile.
Il quadro dei giochi a premi in Italia è ben descritto dal libro di Carlotta Zavattiero, “Lo stato bisca” dove si parla del ruolo ricoperto dallo stato italiano, che dopo aver bombardato la gente con slogan che invogliano al gioco, promettendo vincite facili, ha compiuto un altro passo avanti, con la legalizzazione dei casino online e del poker cash.
Purtroppo alcune persone, una ristretta minoranza al momento, composta soprattutto da chi ha difficoltà economiche, tentano di risolvere i propri problemi giocando, sperando in qualche vincita importante che permetta loro di cambiare vita, senza pensare al fatto che le probabilità di vincere sono tutt’altro che alte, specie nei casi di premi particolarmente ricchi.
“Vincere è facile” recita lo slogan, ma la verità è ben diversa, e di fatto a vincere non sono i giocatori, ma i concessionari, unica categoria che trae veramente vantaggio dal mercato dei giochi; nemmeno lo stato fa un affarone con questo mercato, perché buona parte delle entrate nelle casse dell’erario, vengono poi reinvestite nell’assistenza a tutti quei casi di giocatori problematici, che finiscono per indebitarsi, rubare o sfasciare la famiglia, per colpa della dipendenza dal gioco.

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Il modo di affrontare la questione del gioco

di Camerata Stizza su Shit Propaganda il 26 luglio 2011, 10:26

Questo post fa parte di una particolare serie legata al gioco d’azzardo

Il modo di affrontare la questione del gioco d’azzardo online da parte dello stato italiano non è stato sempre chiarissimo, infatti se in un primo momento il comitato antiriciclaggio della commissione parlamentare Antimafia ha lanciato l’allarme affermando che il gioco d’azzardo potrebbe arricchire la criminalità organizzata, successivamente ha finito col procedere con la legalizzazione dei casino italiani online e del poker cash game.
Non tutti sono convinti che questo sia ciò che è meglio per il Paese, anche se pochi si illudono che sarebbe sufficiente affrontare nel modo giusto la questione del gambling per risollevare una situazione decisamente tutt’altro che positiva, in cui l’Italia versa insieme ad altri Paesi da alcuni anni ormai.
Lo slogan dell’AAMS, Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato recita “Gioco legale e responsabile”, ma se sul fatto che sia legale e controllato non ci sono dubbi, ne restano un po’ sulla questione della responsabilità, dal momento che sempre di gioco d’azzardo continua a trattarsi, regolarizzato o meno che sia.
E per tracciare un quadro più completo sarebbe necessario ricordare che in Italia il settore dei giochi a premi è già più che ben sviluppato, con lotterie, gratta e vinci o slot machine di qualità che da soli fatturano somme da capogiro, ma adesso ci si aspetta un forte incremento delle somme destinate al gioco da parte degli Italiani che potranno scommettere ai casino online legali direttamente da casa, comodamente seduti al proprio pc.
Adesso, a partire dal 18 luglio si può giocare a poker in modalità cash game, con puntate che vanno da un minimo di 50 centesimi ad un massimo di 1.000€. Questa modalità prevede che ci si sieda al tavolo da gioco con una certa somma di denaro in chips; non si paga un buy-in fisso per iniziare, e non si vince solo quando tutti gli altri sono stati eliminati, ma si resta a giocare fino a che se ne ha voglia, vincendo somme di denaro pari al valore dei piatti che ci si aggiudicano di volta in volta, proprio come nel “poker vero” come annuncia lo stesso sito di Lottomatica.

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.